Classificazioni Funzionali – Le categorie paralimpiche

Classificazioni Funzionali – Le categorie paralimpiche

luglio 21, 2016 0 Di Fulvio Agresta

Qui di seguito ho voluto inserire, senza snaturarlo, un articolo molto interessante tratto dal sito di “Ability Channel” , dove vengono spiegate in modo dettagliato le categorie paralimpiche. Tutti noi sportivi siamo affascinati da tutto quello che riguarda lo sport ma quando ci si avvicina al mondo paralimpico restiamo un po’ “interdetti” al momento in cui si parla delle varie categorie; io stesso ho sempre fatto un po’ di confusione nel distinguerle tutte. Beh con questo articolo ci togliamo ogni dubbio e curiosità al riguardo. Buona lettura.

Quante volte, tra le notizie di sport per disabili anche in vista delle prossime Paralimpiadi di Rio De Janeiro 2016, hai sentito nominare le categorie paralimpiche alle quali appartengono gli atleti? Le classificazioni funzionali sono spesso soltanto delle sigle sconosciute ma, in realtà, rappresentano un elemento fondamentale per lo sport paralimpico: danno la possibilità a tutti gli atleti di confrontarsi con avversari di pari livello e di avere la stessa opportunità di gareggiare in una competizione più equa possibile.

Le categorie paralimpiche vengono determinate dall’IPC, International Paralympic Committee, sono definite per ogni sport e ne formano parte del regolamento stesso.

Si differenziano quindi a seconda della patologia, del grado di disabilità e delle funzionalità fisiche dell’atleta. All’interno di ogni categoria possono essere presenti vari livelli della stessa disabilità, ma con uguale profilo funzionale (ossia le reali capacità tecnico-tattiche dell’atleta) che ne permettono il confronto sportivo e la competizione.

Un po’ di storia

La classificazione determina chi è eleggibile e chi non lo è, per competere in una disciplina paralimpica. Il 19° secolo viene definito un momento importante e significativo per lo sport paralimpico perché ne segna la sua nascita, grazie alle prime competizioni per audiolesi. Per la prima volta, infatti, una disabilità è stata inserita in un contesto sportivo. Nel 1940 Sir Ludwig Guttmann, il padre delmovimento paralimpico, decide di utilizzare lo sport come elemento di riabilitazione e ciò ha condotto allo sviluppo dei sistemi di classificazione basati sull’Impairment, l’impedimento dell’atleta nello svolgere una determinata disciplina, che sono diventati poi la base delle categorie attuali. Lo sport diventa un’opportunità di vita, i disabili diventano atleti paralimpici e nascono così, nel 1960 a Roma, anche i primi “Giochi paralleli Olimpici”, le Paralimpiadi.

Originariamente furono individuati e distinti sei gruppi di disabilità all’interno del movimento paralimpico:

  • amputati;
  • cerebrolesi;
  • persone con infortuni o danni spinali (paraplegici e tetraplegici, poliomelitici, persone con spina bifida e più in generale persone in carrozzina);
  • persone con menomazioni visive (ipovedenti e non vedenti);
  • persone con disabilità intellettiva;
  • les autres (dal francese “gli altri”, tutti coloro che non rientrano nelle categorie sopra citate).

I primi sistemi di classificazione, però, erano basati sull’aspetto medico, considerando lo sport un’estensione del processo riabilitativo. Gli atleti ricevevano una specifica classe basata sulla diagnosi medica per tutte le discipline sportive. Con il passare degli anni lo sport paralimpico diventa un movimento con una sua identità, non più solo uno strumento riabilitativo. Da questo nasce l’esigenza di rendere le competizioni più eque possibili e di conseguenza viene messo in discussione il sistema di classificazione: i principali fattori che determinano la classe di appartenenza spostano l’attenzione su come l’impedimento della persona ha impatto sulla performance sportiva. Le prime visite di idoneità vennero fatte per le Paralimpiadi di Seul 1988 e nel 2007 l’IPC, International Paralympic Committee, approva due documenti ufficiali con lo scopo di portare coesione al sistema di classificazione. Vengono definiti i criteri di eleggibilità in base all’Impairment, ossia l’impatto che la disabilità ha sullo sport.

Ad oggi esistono 10 tipi di impedimento eleggibili per lo sport paralimpico, suddivisi in tre grandi gruppi:

  • Disabilità motorie, che comprendono gli impedimenti neuromuscoloscheletrici:
    • diminuzione della forza;
    • diminuzione del range di movimento;
    • deficienza degli arti, ossia le amputazioni;
    • differente lunghezza degli arti;
    • ipertonia, ossia anomali aumenti della tensione muscolare e una ridotta capità nell’allungare il muscolo.
    • atassia, ossia la mancanza di coordinazione nei movimenti;
    • atetosi, ossia movimenti incontrollati con difficoltà a mantenere una postura stabile;
    • bassa statura, ossia il nanismo.
  • Disabilità visive.
  • Disabilità intellettive.

Nascono le categorie paralimpiche moderne, attuate in qualsiasi manifestazione sportiva nazionale ed internazionale, e nasce anche l’esigenza di evidenziarle con una sigla composta da una lettera e due numeri: la lettera indica il tipo di sport, il primo numero indica la disabilità ed il secondo stabilisce il tipo di impedimento.

Categorie paralimpiche nella disabilità visiva

La classificazione per gli atleti con disabilità visiva, infatti, è ancora un sistema prettamente medico e le categorie paralimpiche, pertanto, si applicano indistintamente per tutti gli sport (anche se le denominazioni delle categorie, ossia le varie sigle, possono differire).

Le classificazioni paralimpiche generali per la disabilità visiva sono divise in tre gruppi:

  • B1: atleti con bassissima o assente percezione visiva della luce in entrambi gli occhi; con una percezione che non consente di riconoscere la forma di una mano, a qualsiasi distanza o direzione (ciechi totali);
  • B2: atleti con bassa percezione visiva,  con capacità di riconoscere oggetti o contorni, con un residuo visivo non superiore a 2 sessantesimi e/o campo visivo non superiore a 5° gradi (ipovedenti gravi);
  • B3: atleti con la più alta acuità visiva e/o un campo visivo di meno rispetto al raggio di 20 gradi. B3: acuità visiva compresa tra 2 e 6 sessantesimi o un campo visivo da 5° gradi a 20° gradi, facendo uso della migliore correzione possibile (ipovedenti lievi).

Categorie paralimpiche nella disabilità intellettiva

Per quanto riguarda la disabilità intellettiva, le categorie paralimpiche non seguono le regole finora descritte ma, piuttosto, un criterio definito “Eleggibilità” ed inoltre, per favorire una competizione alla pari, la distinzione non viene fatta in base al grado della disabilità ma solo a livello sportivo-agonistico.

Al fine di essere dichiarato eleggibile e quindi poter svolgere l’attività agonistica, l’atleta viene sottoposto a due valutazioni, seguendo i principi stabiliti dall’INAS (The International Federation for sport for para-athletes with an intellectual disability) e successivamente quelli dell’IPC (International Paralympic Committee), per gli sport da esso riconosciuti; e che consistono nella:

  • Diagnosi della disabilità intellettiva.
  • Valutazione dell’impatto che ha la disabilità nella pratica della specifica disciplina.

La valutazione dei suddetti requisiti è di competenza della FISDIR, Federazione Italiana Sport Disabili Intellettiva e Relazionale. La classificazione (eleggibilità) è attribuita dall’INAS sulla base delle valutazioni condotte dai classificatori della FISDIR. Successivamente viene fatta un’ulteriore valutazione da parte dell’IPC per tutte le discipline da esso riconosciute, che permette agli atleti con disabilità intellettiva di far parte di una “Master List” e competere con gli atleti delle altre federazioni. Anche in questo caso i test sono due:

  • Valutazione cognitiva: viene effettuato un test del quoziente intellettivo ed uno a livello adattivo in ambito sociale, comunicativo, in attività pudiche e fisiche.
  • Valutazione Tecnica: viene calcolato il risultato della prima valutazione in base alla disciplina sportiva scelta.

E’ importante ricordare che per quanto riguarda gli atleti con Sindrome di Down, al fine di partecipare ad attività agonistiche internazionali devono essere preventivamente registrati presso la federazione internazionale che ricade sotto l’egida della DSISO, Down Sindrome International Swimming Organization.

Tutto ciò è molto complesso, ma sono regole che servono per rendere le tante discipline sportive, che si sono moltiplicate nel tempo, più equilibrate possibile.

Ovviamente l’articolo non finisce qui ma c’è un ultimo punto molto interessante che vi consiglio di leggere

Se avete trovato l’articolo interessante e volete condividerlo a sua volta, oltre che condividerlo da questo blog, il mio consiglio è di condividerlo, soprattutto anche, dalla pagina di Ability Channel.

Articolo Originale: http://www.abilitychannel.tv/classificazioni-funzionali-le-categorie-paralimpiche/

Immagine testata è presa dal sito www.abilitychannel.tv