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Studio, lavoro e sport – un’impresa coadiuvare tutto insieme

Torniamo a parlare, forse a polemizzare o comunque a ragionare e a farvi conoscere situazioni legate allo studio, lavoro e sport.

Come accennato nella parte conclusiva dell’articolo su Le Puma Rugby – Vittoria prima della pausa…– ho deciso di parlare dei problemi a coniugare studio e sport, in questo parlerò di lavoro e sport.

Si perché è difficile mantenere a buoni livello sia sport che studio, figuratevi il lavoro.

L’ultima testimonianza è stata quella della maratoneta (e dottoressa) Catherine Bertone, che come racconta nell’intervista di Emanuela Audisio per “La Repubblica” , non avendo avuto la concessione da parte della Usl dell’aspettativa, per potersi allenare in vista dei Campionati europei d’atletica che si svolgeranno a Berlino dal 6 al 12 agosto prossimi.

Di seguito (cliccando sull’immagine) potete leggere la notizia da “Aostasport.it”

Catherine Bertone, in una foto di aostasport.it
Per farla breve la dott.sa Bertone ha trovato una soluzione, fatta di coordinamento e sacrifici,

Faccio il turno di notte, preparo le bambine e vado a correre così andrò agli europei”

scelte ammirevoli e che non tutti siamo disposti a fare, ma la domanda sorge spontanea: perché un’atleta di questo livello, che tra le tante detiene il record mondiale (di maratona) over 45 deve tribolare e destreggiarsi per poter portare avanti le sue tre più grandi passioni (famiglia, lavoro e sport)?

Da parte nostra ha solo la più profonda stima, per lei e per tutti gli atleti che riescono a barcamenarsi tra lavoro/sport e studio, che fanno sacrifici enormi a discapito di datori di lavoro e professori che non condividono totalmente questa passione per lo sport.

In un nostro vecchio post cercammo di analizzare, anche se in parte, questo aspetto perché una buona parte di atleti che affrontano tanti sacrifici alla fine ce la fanno,

Immagine caricata dal sito www.realtennis.it utilizzata per il post – Sport e scuola: due mondi che cercano di coesistere – link al post cliccando sull’immagine

 

come il decatleta Simone Cairoli che è riuscito a conciliare, vuoi per organizzazione propria e dei luoghi di allenamento o per altre soluzioni trovate durante il suo percorso, la sua attività sportiva e le otto ore di lavoro; è notizia del mese scorso che Simone ha “staccato il pass” per gli Europei di Berlino, nella specialità del decathlon.

Già nel 2016 Track Arena.com affrontò l’argomento intervistando l’atleta lecchese, intervista che potrete leggere cliccando sul seguente link:

Le storie da raccontare sono tante, come quelle descritte nel post citato in precedenza, di Alessia Orro e Paola Egonu che l’anno scorso nonostante il campionato di Serie A1 di pallavolo sono riuscite a diplomarsi rispettivamente in “Scienze Umane” e “Ragioneria”.

Come sapete quest’anno, e speriamo anche per la stagione prossima (ndr), abbiamo scritto alcuni articoli parlando delle partite, e delle attività, della squadra de Le Puma Bisenzio Rugby e durante le partite siamo venuti a conoscenza di varie dinamiche, abbiamo conosciuto meglio l’allenatore ma siamo venuti a conoscenza di alcuni fatti che non facilitano la società, l’allenatore, ma nemmeno le compagne di squadre. La testimonianza è riferita ad una partita, ma sicuramente saranno state interessate molte altre partite, durante la quale una giocatrice abbandonava il terreno di gioco a metà incontro. Sentendola parlare con altre persone siamo venuti a sapere che stava andando a lavorare perché il datore di lavoro non le aveva dato il permesso (lavorativamente parlando) per poter giocare l’intero match.

In Italia, come abbiamo anche descritto prima, non ci sono situazioni isolate ma se vogliamo che lo sport, tutto lo sport non solo gli sport professionistici, abbia una crescita e uno sviluppo dovremmo essere tutti più flessibili e trovare soluzioni invece di creare altri problemi.

Non conta nulla se giochi in serie A o sei andato alle Olimpiadi, il trattamento (in alcuni casi) non prevede soluzioni alternative per poter continuare a portare avanti la propria attività, ma irrigidimenti e se vengono messi i bastoni tra le ruote a chi ha raggiunge alcuni risultati o compete in campionati di prima fascia figuriamoci per quelli che non hanno risultati degni di nota o giocano in serie minori.

Se venissimo a conoscenza di altre storie riguardanti studio, lavoro e sport saremo lieti di condividerle.


Fonti

  • http://www.repubblica.it/sport/running/storie/2017/09/29/news/le_due_vite_della_campionessa_catherine_il_giorno_dopo_berlino_ho_fatto_nascere_un_bimbo_-176901047/?ref=search
  • http://www.aostasports.it/2018/06/13/leggi-notizia/argomenti/atletica-2/articolo/la-mamma-e-pediatra-catherine-bertone-sfida-lusl-e-la-regione.html
  • l’immagine di copertina è stata presa da http://www.scoccinistudio.it/

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