Lo Sport è il Nuovo Grand Tour: Da Firenze a Bilbao, la Metamorfosi del Turista sportivo
Con l’inizio della bella stagione iniziano anche le mete più ricercate per andare a correre, basti pensare che già a febbraio si è svolta la mezza maratona di Barcellona e, sempre nella stessa città a metà marzo, la maratona. Ma anche località come Siviglia o a Malta si sono disputate manifestazioni di questo tipo, in luoghi dal clima mite (per il periodo) o in città d’arte ad attrazione turistica come Parigi, Roma e Napoli.
Domenica 29 marzo non è stata solo una giornata di grandi cronometri e sudore, tra le strade monumentali di Firenze, le sale e le gradinate avveniristiche dell’Allianz Riviera di Nizza e il tunnel, cuore pulsante di Bilbao per la Underrun, abbiamo assistito alla conferma di un trend che sta già da tempo sottolineando e riscrivendo le regole dell’accoglienza urbana vale a dire il Turismo Sportivo.
Si sa il turista tipico va alla ricerca del museo, dell’opera d’arte o del monumento da visitare, oggi questo viene aggiunto o messo in comune alla presenza di una manifestazione sportiva. Non solo dal punto di vista dello spettatore, prendendo ad esempio il tifoso che segue la propria squadra del cuore, ma anche chi lo sport lo pratica, anche se non a livello totalmente agonistico. Quindi cosa spinge migliaia di persone a scegliere una destinazione in base a una gara (e viceversa)? E come stanno rispondendo le città?
La “Domenica delle Tre Corone“: Tre modelli a confronto
La giornata di domenica ha messo in mostra tre modi diversi di intendere lo sport come volano territoriale e turistico:
- Firenze con la Half Marathon: Il classicismo che si fa dinamico. Correre tra i Lungarni e Piazza della Signoria trasforma l’atleta in un visitatore privilegiato. Qui il turismo sportivo è un’estensione del patrimonio artistico: la fatica si mescola alla bellezza millenaria, rendendo la gara un evento “di collezione” per i runner di tutto il mondo.
- Nizza con la Allianz Riviera Run: Come abbiamo già raccontato nell’ultima puntata di Tribuna Staff, qui lo stadio smette, grazie anche alla pausa per le nazionali, di essere un recinto per il calcio e diventa un vero e proprio campo gara per una corsa davvero unica. Il turista sportivo (in questa occasione) a Nizza non cerca solo la città o il lungo mare, cerca una accesso esclusivo di un luogo che viene vissuto per il resto dell’anno dal lato spettatore. È il turismo del backstage.
- Bilbao con la Metro Underrun: La sfida basca rappresenta la rigenerazione. Correre nel tunnel della metropolitana è un atto di riappropriazione urbana. Bilbao, già simbolo di rinascita architettonica con il Guggenheim, usa lo sport sotterraneo per mostrare il suo lato più moderno e “industrial-chic”. Una competizione unica del suo genere, anche se a Barcellona per il centenario della metro è stata organizzata una corsa simile, ma non (per lo meno al momento) ricorrente.

Oltre la medaglia: l’impatto economico e sociale
Come evidenziato in diverse analisi di settore (e richiamato spesso su portali come Sport Business Management), il turista sportivo è il “cliente ideale” per una città. Perché?
- Destagionalizzazione: Le gare si corrono spesso in periodi di bassa affluenza turistica, riempiendo hotel e ristoranti a marzo, aprile o novembre, quindi sfruttando periodi che di solito non sono soggetti ai flussi abituali turistici.
- Permanenza media: Chi corre una maratona, di solito, non fa “mordi e fuggi”. Arriva due giorni prima per il ritiro del pettorale e resta il giorno dopo per recuperare, spesso accompagnato dalla famiglia e sfruttando del giorno/i in più per visitare la città.
- Legame emotivo: Si torna quasi sempre dove si è corsa una bella gara. Lo sport crea una memoria emotiva con il luogo che un semplice tour sul bus scoperto molte volte non offre, ma che è legato all’aver vissuto emozioni nel legame “luogo-manifestazione”.
La sfida per il futuro: Valorizzazione vs Sovraffollamento
Il successo di questo fine settimana analizzato pone però almeno una domanda: le nostre città sono pronte a diventare percorsi a cielo aperto senza soffocare e subire il sovraffollamento di persone +sportivi?
La sfida per i comuni, per i gestori degli impianti e spazi privati potrebbe essere quella di passare dall’evento sportivo che avviene in modo sporadico a una strategia di asset con una cadenza regolare nell’ organizzazione vera e propria. Valorizzare uno stadio o un centro storico attraverso lo sport potrebbe non significare solo “chiudere le strade”, anche se in maniera temporanea (con le solite critiche del caso), ma anche studiare la creazione di servizi dedicati, pacchetti integrati e infrastrutture che restino vive 365 giorni l’anno.
Conclusioni
Firenze, Nizza e Bilbao ci dicono che il turismo sportivo non è più una nicchia, ma una colonna portante dell’economia del tempo libero. Il “turista sportivo” non vuole solo più vedere e visitare una città da spettatore, ma vuole anche viverla in maniera diversa, “attraversarla” e respirarla a 360 gradi, possibilmente, portando via un solido ricordo, lasciandoci sopra la propria impronta delle proprie scarpe da running, cercando di crearsi una propria e vera “scusa sportiva” per andare a visitare un luogo, magari da tempo desiderato.
E voi, quale “scusa sportiva” userete per il vostro prossimo viaggio?
