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In fondo gli americani sono come noi…

Beh, aspettate un attimo, ma gli americani sono davvero come noi? Siamo davvero sicuri?

Facciamo un passo indietro e seguitemi in questo ragionamento.

Nella settimana del 3 agosto sono andato per la prima volta negli Stati Uniti, in Oregon per l’esattezza a seguire i Mondiali Under 20 di atletica leggera. Un impianto sportivo bellissimo, incredibile, del quale vi parlerò in futuro. Uno stadio con annesse strutture e area sportiva, utilizzate per l’occasione, come area di riscaldamento per gli atleti. Uno stadio che ogni anno è tappa della Diamond League, il più importante circuito internazionale di atletica leggera del quale fa parte anche il Golden Gala di Roma.

C’è solo da rimanere affascinati da un complesso del genere, che tra le tante è all’interno del campus dell’Università dell’Oregon. A Eugene, la città dove è situato, è la nata la Nike nelle prima fasi embrionali, con Phil Night e Bill Bowerman allenatore di un certo Prefontaine (vi consiglio di recuperare la storia se non la conoscete).

Per un appassionato di sport e di atletica c’è solo da rimanere affascinati da strutture di questo tipo che, forse, ci saranno mai nel tuo paese.

Torniamo alla domanda iniziale; dovete sapere che nell’incredibile impianto dell’ Hawyard Field di Eugene, precisamente sotto la torre dello stadio, c’è un museo; uno spazio espositivo che mostra la storia dell’atletica leggera locale degli Oregon Ducks (la squadra sportiva universitaria) e le origini della Nike con la storia e gli esperimenti sulle scarpe da corsa di Bowerman.

Io, come tanti altri li presenti, avrei voluto visitare quel museo, ma evidentemente non è stato possibile. Perché mai vi chiederete voi; il museo è aperto dal martedì al venerdì, ma chiuso durante il periodo dei Mondiali, per via dello svolgimento dei Mondiali stessi.

Questa cosa me la sarei aspettata qui da noi in Italia e sinceramente non mi avrebbe stupito più di tanto, ma nello Stato “della perfezione” (che tanto perfetto non è) mi è sembrato molto strano e paradossale.

Ma come, sei nel periodo in cui hai maggiore affluenza di persone perché vengono a vedere un evento internazionale e tu tieni il museo chiuso?

Anche perché chissà se riuscirò, e quando, a tornare in Oregon.

Che poi tutto questo ragionamento potrebbe tranquillamente rientrare in tutte quelle analisi e approfondimenti sul turismo sportivo, perché è chiaro gli addetti ai lavori partecipano ad un evento per il senso stretto di quello che li coinvolge, ma uno spettatore, familiare di un atleta o meno, viene non solo a vedere l’evento ma anche per godere di tutto il contorno, ma questa è tutta un’altra storia che riprenderò nel prossimo futuro.

Quindi ecco perché (secondo me) tra noi e gli americani non sono troppe differenze