Sport, Content Creation e Comunicazione nei Grandi Eventi

Il precedente, quello di Wimbledon.

Come parlato e scritto settimana scorsa, oltre che da me su questo sito, il board di Wimbledon ha preso la decisione di escludere gli Influencer e i Content Creator dagli accreditati media del torneo, aggiungendo la riflessione in merito, che potete recuperare leggendo il post o ascoltando la puntata su Sport Riflessi.

[Link post – https://www.apprensionisportive.it/2026/09/10/accrediti-stampa-ed-eventi-sportivi-wimbledon-cerca-di-tornare-alla-comunicazione-tradizionale/]

[link puntata Sport Riflessi – https://www.spreaker.com/episode/accrediti-sportivi-wimbledon-dice-stop-agli-influencer-ma-e-davvero-questa-la-strada-per-il-futuro-della-comunicazione-sportiva–75145353]

Come scritto e detto, io non sono contrario alla condivisione e l’inserimento del “mondo digital” in quello sportivo, soprattutto negli eventi e tra gli accreditati, ma servono regole e selezioni ben precise e rigide a volte. Capisco che questo sia un un ambito difficile e complicato da gestire, ma volenti o meno, la comunicazione sta andando e prendendo certe direzione che tutti noi ahimè conosciamo. Il confine tra intrattenimento, ricerca di visibilità e il contesto agonistico sportivo si sta sempre più avvicinando. 

L’episodio e il contesto di cui vi parlo in questo post è collegato ad un episodio avvenuto durante la Vuelta 2026, la famosa terza Grande Classica spagnola del ciclismo, durante la quale, nelle prime battute della competizione nel Principato di Monaco, sulle esternazioni avvenute tra la creator spagnola Erola Jons e Tadej Pogačar, portando velocemente a discutere e riflettere sulla presenza e il ruolo degli influencer e dei “nuovi” media digitali negli eventi sportivi, soprattutto quelli internazionali. Purtroppo, come abbiamo visto dall’episodio dell’US Open di tennis, non sarebbe un caso isolato, dal quale emerge un quadro molto chiaro, un equilibrio tra le esigenze di intrattenimento delle nuove generazioni (da parte di chi organizza gli eventi) e la tutela e la salvaguardia della professionalità di atleti e addetti ai lavori, oltre che al mantenimento di una certa tradizionalità dell’evento.

L’episodio incriminato

Per cercare di attirare più giovani tra i follower della Vuelta, la società che organizza questa manifestazione, la “Unipublic” aveva ingaggiato l’influencer spagnola Erola Jons, accreditandola come media ufficiale dell’evento, dotandola di microfono dedicato per produrre video del dietro le quinte dell’evento; contenuti rivolti soprattutto agli utenti di TikTok e Instagram. Ahimè la gestione delle interazioni si è rivelata un po’ problematica. L’evento che ha suscitato più scalpore con molta probabilità quello avvenuto durante la crono di apertura dove la creator si è rivolta a Pogačar con commenti allusivi e provocatori sulle sue condizioni fisiche, soprannominandolo addirittura “Pogachita”, incalzandolo con battute poco fortunate.

Di conseguenza, come naturale che fosse, il suo team, la UAE Team Emirates, insieme a numerose firme del giornalismo internazionale hanno espresso un forte dissenso in merito a questo approccio, ritenuto totalmente inadeguato al contesto e irrispettoso.

A seguito di proteste formali, l’organizzazione (la stessa che aveva ingaggiato l’influencer, ndr) ha disposto una limitazione all’accredito della creator, vietandole l’accesso alla zona mista, o mixed zone, oltre che all’area podio e alla “zona bus”. 

Oltre al caso dell’US Open, altri precedenti 

Purtroppo, i casi di Erola Jons e dell’US Open di New York non sono casi isolati. Questo a sottolineare che serve sempre di più una regolamentazione un po’ più, quanto meno, personalizzata all’evento.

Un episodio recente, degli ultimi mesi, è accaduto durante il GP di Silverstone di Formula 1, durante il quale un’influencer noto su instagram con l’account “Thandie”, con l’accesso al  paddock con un pass per media/social avrebbe rivolto pesanti insulti verbali a Vince Markey (capo commissario dei paddock di Motorsport UK) e a sua moglie sul bus di collegamento della Formula 2.

Di conseguenza la tale è stata immediatamente sanzionata con la revoca istantanea del pass e l’espulsione immediata dal circuito, senza che le autorità mostrassero (giustamente, NdA) tolleranza nonostante l’accredito.

A Melbourne due creator si intrufolarono durante il GP fingendosi per guardie di sicurezza (questo non sarebbe solo un discorso di accredito ma proprio un argomento di security) nelle aree dedicate all’hospitality e al corporate durante il fine settimana di gare. Ovviamente sono finiti in manette formalmente incriminati.

Durante lo svolgimento della Maratona di New York, l’influencer Matt Choi che ha corso la gara, è stato supportato da due persone a bordo di e-bike che lo avrebbero filmato lungo il percorso con lo scopo di produrre contenuti video per i suoi social. L’assenza di un’autorizzazione ufficiale e il conseguente accredito e il pericolo per gli altri atleti, dal momento che hanno ostacolato gli altri partecipanti soprattutto nei punti ristoro e nei punti più stretti, urtando di conseguenza (come riportato da diversi corridori) con molti partecipanti o costringendo gli stessi a deviazioni improvvise per evitarli. 

Successivamente l’influencer avrebbe cancellato i video dai propri account e scusandosi pubblicamente, ma questo non gli ha evitato la squalifica a vita dalla Maratona di New York e alcune limitazioni anche in altre maratone internazionali, oltre a non riconoscere il risultato della gara.

Ci sono anche altri esempi , che tratteremo in altri post futuri, come quello degli infiltrati all’ NFL Opening Night, nel quale influencer si sarebbero intrufolati all’evento con accrediti falsi.

Questo tipo di incursioni genera ogni anno un serio dibattito, anche divisivo.

Sembrerebbe che il pubblico dei social network adori questi video fatti ai giocatori, che presi alla sprovvista diventino vittime di scherzi coordinati, mentre figure storiche del giornalismo sportivo americano abbiano spesso criticato il “Media Day”. 

Molti ritengono che la presenza di finti reporter e comici sia una mancanza di rispetto ai giornalisti e professionisti accreditati che cercano di ottenere informazioni tecniche a pochi giorni dall’evento clou della NFL, ovvero il Super Bowl.

Alla luce di quanto accaduto, sia a New York, sia a Silverstone, sia negli altri eventi descritti, il problema non è solo di fastidiosi schiamazzi durante video o live, sarebbe anche di un comportamento decoroso (che evidentemente questi influencer non tengono) e buona educazione, oltre che ad una gestione fallace della fase di accreditamento e di gestione della sicurezza e dei flussi.

Punti Chiave di Riflessione

1. Inclusione e rispetto della professione e della professionalità

Riprendendo le parole della giornalista spagnola di Eurosport Laura Meseguer, rincorrere a tutti i costi il format della “gag virale” rischia di calpestare anni di sforzi serviti a costruire un giornalismo sportivo serio, credibile e paritario. La professionalità è necessaria a mantenere un rispetto per atleti e addetti ai lavori ed evitare che zona mista o backstage si trasformino nel teatro di provocazioni fuori luogo.

2. Il fenomeno della Deregulation nei Media Pass

Questo fenomeno sta piano piano costringendo federazioni e organizzatori di eventi a riconsiderare i criteri di selezione e responsabilità che regolano l’assegnazione degli accrediti media. La gestione di questo problema, sempre più trasversale, che comprenderebbe sempre più divieti e revoche di accrediti media, anche a coloro che hanno intenzioni lecite nello svolgere il loro ruolo nella comunicazione, porterebbe a far rimettere i giusti al posto (o comunque insieme) ai peccatori, che cercano sempre più visibilità personale e poca (per non dire nessuna) per l’evento.

3. La responsabilità strategica degli organizzatori

La decisione come in questo caso, de La Vuelta, ma anche in altri eventi, di contenere gli accessi dimostra che, senza confini netti, regole e policy ben precise e buon senso, si rischia di compromettere il valore del marchio e dell’evento stesso, sacrificando l’autorevolezza della manifestazione a discapito di andare virali sui social e intercettare il pubblico più giovane di TikTok e Instagram.

Conclusioni

Per far crescere lo sport servono senza dubbio linguaggi freschi, creatività e nuove forme di narrazione capaci di parlare alle nuove generazioni, ma la scorciatoia della banalizzazione non porta valore reale al movimento e all’evento stesso: la vera innovazione dovrebbe essere il saper raccontare le storie degli atleti con originalità e competenza, senza però mai superare la linea del rispetto professionale e personale. Non si dovrebbero dare gli accrediti stampa a tutti, ma il rifiuto ad accreditare un professionista, giornalista o meno, dovrebbe essere al vaglio degli organizzatori, ma anche dettato dal buon senso, nel bene e nel male.