Accrediti stampa ed eventi sportivi: Wimbledon cerca di tornare alla comunicazione tradizionale

Dal torneo di Wimbledon una decisione che potrebbe far discutere, ma che comunque è stata presa a ragion veduta.

Dal 2027 Influencer e content creator non avranno la possibilità di avere l’accredito stampa apposito per poter accedere al torneo come media. La decisione, che si potrebbe far discutere e comunque verrà analizzata in questo post, è stata presa a seguito di certi accadimenti avvenuti durante l’US Open di New York; in quel torneo è stato permesso a un centinaio tra influencer e creator di poter accedere con l’intento (sperimentale) di intercettare e coinvolgere quel tipo di pubblico, in genere più giovane, per aumentare la portata mediatica dell’evento. Purtroppo questo, chiamiamolo esperimento, non ha portato i frutti sperati; sono stati più gli episodi che hanno disturbato gli incontri che quelli che poi li hanno promossi realmente, tanto che alcuni tennisti e tenniste si sono lamentate, raccontando di un’atmosfera di non tranquillità intorno ai campi. Conseguentemente il boarding di Wimbledon ha optato per non rilasciare pass speciali a tali ruoli e/o figure, vietando inoltre la possibilità di portare sugli spalti e nelle aree riservate attrezzature specifiche come ring-light o altre tipologie. 

Nuovi accrediti media: blackout tra informare e intrattenere 

La questione è semplice, anche se bisognerebbe fare un passo indietro e raccontare bene cosa sono e cosa è, o non è, il mondo degli accrediti negli eventi (sportivi e non). La parte finale di tutto il processo di accreditamento è quella, che più o meno conosciamo tutti, del rilascio di un pass o badge che dà la possibilità di accesso in determinate aree e settori di un evento. Senza dilungarsi troppo si possono distinguere due macro aree di tipologie di accredito: interno ed esterno all’evento, cioè la distinzione tra gli addetti ai lavori e che fanno parte del contesto lavorativo dell’evento stesso e tutti gli altri, che hanno ruoli “esterni”. Gli accrediti riservati a giornalisti e media rientrano nella macro area “esterna” all’evento. Generalmente, gli accrediti stampa sono strumenti di lavoro creato per garantire a giornalisti e fotografi il diritto di cronaca e raccontare, per il pubblico non presente all’evento, documentando gli avvenimenti durante l’evento sportivo. Pressappoco dal 2009 al 2015 gli eventi, della moda e poi quelli sportivi, gli organizzatori e i main sponsor hanno iniziato ad accettare e ad ammettere altre figure della comunicazione, in particolar modo del mondo digitale, affiancando al canale della comunicazione quello del marketing. 

Per rinfrescare la memoria, ricorderete che per gli Europei di calcio del 2024 la UEFA concesse a Influencer e Tiktokers il pass media, al fine di creare coinvolgimento mostrando l’atmosfera dei pre partita anche se con la limitazione di non pubblicare alcun video delle partite.

Nella gestione di questi accrediti c’è da capire che la tendenza della “creator economy” è quella di cercare di amplificare la spettacolarizzazione della propria presenza, rischiando di così di trasformare la competizione sportiva a mero set fotografico, un po’ come è successo a Wimbledon.

Le scelte degli organizzatori rischiano di far pagare il giusto per il peccatore

Premesso che le scelte che adotteranno gli organizzatori del torneo di Wimbledon per il 2027 sono giuste e legittime, c’è da fare un’analisi e un ragionamento ben preciso. La tutela del decoro e della tradizione è sacrosanto ed infatti io sarei anche d’accordo per queste azioni intraprese, ma c’è da capire a chi saranno rivolti questi divieti. 

L’accezione di “Content Creator” è molto generica; se da un lato si possono intendere coloro che producono video sui social, per loro stessi o terzi, che cercano però di lavorare sulla propria immagine, da un altro lato ci sono anche figure che, più o meno sostenute economicamente o in autofinanziamento, cercano di raccontare un evento sportivo da un lato professionale ma talvolta da non da professionisti. Questo gruppo di creator è composto dai  blogger, daii podcaster, da coloro che scrivono newsletter ed altri editori digitali indipendenti, che pur non essendo iscritti ad albi professionali tradizionali della comunicazione svolgono un lavoro concreto ed analitico, raccontando storie di cronaca e costume, con approfondimenti che varie volte non si trovano sui canali di informazione classica e che tutti noi conosciamo.

Nonostante sia legittimo da coloro che organizzano un evento, la scelta di negare l’accesso a questo gruppo di persone, per mia opinione, penalizzerebbe il cosiddetto “storytelling” dell’evento da parte di coloro che lavorano con l’obiettivo primario di raccontare lo sport, equiparando ad certe altre figure che invece il più delle volte sfruttano un evento solo per la propria visibilità.

Ho voluto creare una tabella per semplificare ed avere un po’ più chiaro questo concetto.

RuoliObiettivi principaliCoinvolgimento ed impatto sull’evento
Media tradizionali (giornalisti, tv e radio)Cronaca, analisi tattica e notizie: racconto dell’eventoGarantiscono la copertura mediatica istituzionale e il rispetto dell’etichetta.
Content Creator (blogger, vlogger, podcaster, etc)Racconto approfondito, analisi di nicchia, reportage e rubriche specificheArricchiscono la narrazione con contenuti verticali di valore per appassionati.
Influencer intrattenitiviPromozione di brand e/o sponsor legati all’evento, promozione del proprio brand personaleGenerano reach generalista, ma rischiano di disturbare lo svolgimento delle gare.

A prescindere dell’essere d’accordo o meno, questo evidenzia a mio parere come il mondo degli accrediti sportivi rimane ad oggi articolato e non semplice e che debba avere delle regole ben delineate e strutturate.

Le scelte degli eventi sportivi di domani; selezione più consapevole vs negazione a priori

Chiaramente questi non sono argomenti di facile gestione, ma la sfida non dovrebbe essere tagliare di netto gli ingressi e gli accrediti tracciando un muro tra media tradizionali e mondo digitale, ma piuttosto capire chi realmente svolge un’attività proficua per la comunicazione valutando la qualità della produzione dei contenuti, non solo la quantità, e cosa vuole l’organizzazione dalla diffusione della comunicazione. Tutto questo si gestisce creando delle regole e delle policy di accreditamento articolate, ovviamente in relazione alla grandezza dell’evento stesso. E’ ormai da più di un decennio che la comunicazione si è mossa e sempre più si sta muovendo nella produzione digitale con però alla base di tutto le persone e negli eventi sportivi ci sarà sempre più bisogno di stabilire regole e norme più articolate, ma anche chiare, per regolamentare gli eventi sportivi, altrimenti sarà sempre più limitante e non promuovente. Ma alla fine, come scrivevo qualche riga sopra, dipende poi da cosa vuole un organizzatore ed un ufficio stampa dall’evento e dalla sua promozione.